CATEGORIE e TAG

Ogni blog comincia presto o tardi ad assumere una certa consistenza quantitativa (numero di articoli) e qualitativa (nel senso, quanto meno, della varietà di argomenti, tematiche, questioni affrontati).

Si profila a quel punto la necessità di mettere ordine, organizzare questi contenuti. Renderli suscettibili di fare delle ricerche all’interno di questa crescente varietà di materiali… Una risposta viene da questo articolo che introduce il tema delle CATEGORIE e dei TAG, strumenti tassonomici messi a disposizione da wordpress per autori, editori e amministratori di blog, ad uso e consumo di tutti gli utenti di un blog.

Buona lettura.

Tempi morti … in aula

Comincio con una riflessione / esperienza, lavoro in una classe terza primaria “pluriproblematica”. Arrivo molto in anticipo sull’orario d’inizio lezione per completare la “burocrazia on-line”  . Per me è il momento di inizio giornata, che poi tanto morto non è. Li vedo arrivare, qualcuno corre per i corridoi per arrivare primo, qualcun’altro mentre lentamente percorre il corridoio sbadiglia, ma varcata la soglia li vedi già muoversi e creare piccoli gruppi  per scambiasi delle chiacchiere che poco o nulla hanno a che fare con la scuola. Io in quel momento osservo, aspetto, finché non arrivano tutti e iniziano a sistemare il materiale che occorre per lavorare durante la giornata, non solo nelle mie ore. Questo di solito dura una decina di minuti. Alla lavagna è già data una prima guida del lavoro e qualcuno curioso comincia con il fermarsi a leggere… poi va al posto. Comincia il rituale dell’appello mensa. Sembra un tempo lunghissimo che a me non pesa, mi permette di sondare l’umore di ognuno e di essere più attenta ai soggetti più particolari. Da loro dipende una lezione più o meno tranquilla. Il resto della giornata è un continuo susseguirsi di azioni, che ti portano ad essere sempre presente.

Non so se ho centrato il suggerimento dato. Fonti autorevoli a riguardo le cercherò.

LIBER….i di

Entro in aula e dopo qualche chiacchiera con i miei studenti inizio a spiegare…che sia laboratorio o che sia scienze capita a tutti , anche dopo alcuni minuti di lezione, osservare visi assonnati, sbadigli o mani alzate solo per chiedere di andare in bagno…e la lezione davvero diventa frontale solo per un gruppo ristretto di ragazzi, vuoi per curiosità vuoi per dovere, mentre il resto della classe si perde in sogni ad occhi aperti o a chattare di nascosto perché l’argomento non interessa. Compito dell’insegnante a mio parere è interagire col gruppo e sviluppare motivazione in tutti e se la classe non rispnde…bhe ci può anche stare che per una mattina la lezione esca dai soliti schemi e programmazione e si trasferisca su altre sfere a loro + affini, magari riorganizzando lo spazio in aula, dividendo i ragazzi in gruppi in base al pensiero, rendendoli persone attive e non passive…insegnare loro in primis ad essere

La scuola imperfetta

L’organizzazione scolastica, necessita dell’ausilio dell’azione burocratica; uno strumento di ordine e di controllo con il quale molto spesso ci si scontra e addirittura rallenta la funzione educativa e didattica del mestiere dell’insegnante. Le nuove tecnologie potrebbero aggirare il problema, ma ad oggi l’ausilio di queste opportunità è ancora troppo poco diffusa tra i docenti, colleghi , nonchè tra docenti e segreterie scolastiche. La burocrazia è oggi sinonimo di perdita di tempo, che viene costantemente sottratto ai discenti. La follia burocratica nella scuola si evince velocemente dando uno sguardo ai vari siti inerenti il mondo della scuola. Ancora si vive il grande paradosso; ovvero le nuove tecnologie avanzano ma proporzionalmente avanzano gli impedimenti burocratici per attuare una efficace azione educativa. Molto spesso notizie discordanti provengono da fonti autorevoli quali MIUR, sigle sindacali, che complicano

 

 

IL RUOLO DELL’INSEGNANTE OGGI.

In passato il ruolo della scuola era quello di contribuire alla formazione dell’essere umano puntando sulla cultura. Il ruolo del docente era quello di formare sottotutti gli aspetti sia culturali e sociali, puntando su una didattica basata su nozioni. Lo stimolo per il docente era quello di trasmettere il proprio sapere, stimolando la curiosità dei propri alunni. In passato il docente si occupava della programmazione settimanale che riguardava la scelta e l’esposizione dell’ argomento da trattare. Oggi si parla di programmazione in verticale, di progetti che non sempre riguardano le materie di studio e che tolgono ore alla lezione. Il docente si trova a svolgere ore di lavoro in più, provando un senso di frustrazione in quanto con le nuove normative il suo lavoro viene giudicato primo dal dirigente” burocrate” e poi dai genitori. Tutta questa burocrazia toglie al docente la voglia d’insegnare. Con l’avvento dell’autonomia la scuola ha perso il suo ruolo di formazione, quello di aiutare i giovani ad affrontare la vita. Oggi i giovani escono dalla scuola storditi e senza cultura. A proposito della burocrazia nella scuola è interessante leggere l’articolo pubblicato da orizzonti scuola  ” Burocrazia e progetti”.

Bello….!!!

Tempi morti in aula…..lo scheletro nell’armadio di ciascun docente!!! Uno dei momenti peggiori per me è l’appello. Se fosse possibile non lo farei del tutto, così come eviterei la compilazione del registro, o meglio non lo farei subito all’inizio della lezione. Inizierei con salutare gli studenti e chiedere loro come si sentono e come hanno trascorso la serata precedente, ovvero inizierei a catturarli e ad entrare in contatto. Successivamente direi loro che intenzioni ho per la mattinata, ovvero per le due ore di lezione che dobbiamo vivere insieme chiedendo anche se concordano rispetto al programma ipotizzato (per il quale avrei pronto un piano B coerente con il piano A). In questo modo condividerei il ritmo che intendo dare alla lezione. Di fatto è ciò che metto in pratica quando devo sostituire qualche collega. Mi è successo proprio stamattina per due ore consecutive in una classe prima, generalmente effervescente, e devo dire che forse per la novità di vedermi in un’altra veste o per non so quale altro motivo, i ragazzi mi hanno ascoltata e sono intervenuti con partecipazione ed interesse. Gli argomenti trattati sono stati scelti da me in modo del tutto estemporaneo, ma non casuale. Non sapevo di dover fare una sostituzione, ma ho individuato tematiche a loro vicine che poi hanno permesso di introdurre esperienze personali. Probabilmente ha contribuito anche l’aspetto logistico: ho detto loro di disporsi all’interno dell’aula a piacimento e si sono avvicinati alla cattedra in ascolto. Uno studente ha affermato che era dall’inizio dell’anno che non sentiva la voce di una sua compagna, che è intervenuta in modo spontaneo….bello!!!

Agire o scrivere?!

Spesso il dilemma di chi lavora in ambito educativo e di istruzione è relativo a quanto di un’intuizione e di un progetto che “salva la situazione”, magari agendo spinti dall’urgenza, debba poi essere imbrigliato all’interno di moduli e schede progetto fac-simile, che il più delle volte mal si adattano alle situazioni specifiche o che comunque non sono esaustive di tutte le informazioni raccolte con fatica e di tutte le riflessioni che hanno portato ad una determinata risoluzione…
L’interrogativo rimane aperto, in quanto formatori e docenti alla fine sono persone, ognuna con la propria sensibilità ed il proprio livello di benessere verso il compito di scrittura e di “riempimento carte”, ma una possibile soluzione per non vivere la burocrazia come una limitazione eccessiva al proprio estro creativo e al sorprendente processo di insight è quella di utilizzare la burocrazia a fini comunicativi e di valorizzazione del lavoro educativo.
In altri termini, se il progetto, il modulo in cui si esplicitano obiettivi, risorse e risultati di un’azione, lo stesso registro che permette la visione di insieme di un progetto didattico e di formazione che ci ha impegnati per un lungo anno con un gruppo di allievi o con uno solo di essi, vengono visti non più come carta da riempire con parole e concetti esausti, ma come un mezzo per comunicare quanta riflessione, programmazione e competenza sottende ogni singola scelta educativa e didattica, il dilemma può diventare un po’ meno grave e lo sforzo di mettere in parole il frutto della nostra vocazione e creatività può portarci a mettere in luce aspetti che inizialmente erano rimasti nascosti anche a noi.
Questo post sicuramente ha in sé una base teorica mutuata da qualche fonte (se nulla si crea e nulla si distrugge…) che non so citare, ma per oggi è principalmente una riflessione dettata dall’esperienza personale.