Deontologia…

Qui trovate una notizia infinitamente piccola, che fa riferimento a un tema infinitamente grande: lo sviluppo di un “codice deontologico” per gli insegnanti. Per noi può valere come pretesto per (1) svolgere un po’ di ricerca, studio e meditazione, e (2) discutere.

Buona lettura.

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Immagini, link, galleria

Sull’importanza strategica di “embeddare” ovvero “linkare” delle immagini ad un proprio articolo, tenendo sempre d’occhio la definizione e quindi l’”ingombro” in Mb dell’immagine…

Due articoli (il primo qui, il secondo qui) provenienti da un valido blog di formazione, inerenti l’argomento.

Un altro articolo relativo all’ottimizzazione delle immagini su wordpress.

Ed infine, un post su “come impostare immagini in evidenza”…

Buona lettura.

Bibliografia

Una bibliografia ragionata: la sviluppiamo insieme?

BIBLIOGRAFIA SULLA DIDATTICA INCLUSIVA COOPERATIVA METACOGNITIVA

Andrich Miato S. e Miato L (in corso di stampa), La didattica inclusiva: la via italiana all’apprendimento cooperativo metacognitivo, Erickson, Trento.
Andriessen JHE (2003), Working with Groupware, Understanding and Evaluating Collaboration Technology. : Springer Verlag, New York.
Boyd D.M., Ellison N.B. (2007), Social Network Sites: Definition, History, and Scholarship. Journal of Computer-Mediated Communication, 13 (1), pp.210-230. on-line http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1083-6101.2007.00393.x/full
Bandura A., (2000), Autoefficacia, Erickson, Trento.
Borkowski J.G. (1988), Metacognizione e acquisizione di forza (“empowerment”): implicazioni per l’educazione di alunni con handicap o difficoltà di apprendimento, in Cornoldi C. e Vinello R. (a cura di), Handicap, comunicazione e linguaggio, Juvenilia, Bergamo.
Bryant D.P., Ugel N., Thompson S. e Hamff A. (2000), Strategie per insegnare la lettura efficace dei libri di testo, in Difficoltà di Apprendimento, vol. 5, n.3, febbraio 2000, Erisckson. Trento.
Brown A.L.(1987), Metacognition, executive control, self-regulation, and other more mysterious mechanisms, in F.E. Weinert e R.H. Kluwe (Eds), Metacognition, motivation and understanding, Hillsdale, New York, pp. 65-119, Lawrence Erlbaum.
Calvani A. e Rotta M. (2000), Fare formazione in internet. Manuale di didattica on line, Erickson, Trento.
Campione J.C. e Brown A.L.(1987), Toward a theory of intelligence: Contribution from research with retarded children, in P.H. Mussen (Ed.), Handbook of child psychology, vol. 3, pp. 77-166, John Wiley, New York
Caponi B., Miato L. (1994), Come avere successo a scuola: il contributo della didattica metacognitiva, Psicologia e Scuola, n. 67, Giunti – O.S., Firenze, pp. 3-8.
Caponi B., Cornoldi C., Miato L. e Tressoldi P.E. (1994), Come imparare a studiare: sensibilità metacognitiva e stili di apprendimento, Psicologia e Scuola, n. 69, Giunti – O.S., Firenze pp. 3- 7.
Carr M. e Borkowski J. G. (1989), Kultur und die entwicklung des metakognitiven system (Culture and the development of the metacognitive system), Zeitschrift fur padagogische psychologie, 3, 4, pp. 219-228.
Carr R. (1990), Open learning: An imprecise term, “ICDE Bulletin”, vol. 22.
Chiari G. (1994), Climi di classe e apprendimento, Franco Angeli, Milano.
Cohen E. G. (1999), Organizzare i gruppi cooperativi. Ruoli, funzioni, attività, Erickson, Trento.
Comoglio M. e Cardoso M.A. (1996), Insegnare e apprendere in gruppo. Il cooperative learning, LAS, Roma.
Comoglio M. (1999, a cura di), Il Cooperative Learning. Strategie di sperimentazione, Ed. Gruppo Abele, Torino.
Cooper H. (1989), Synthesis of research on homework, Educational Leadership, 43 (3), pp. 85- 91.
Cornoldi C. (1995), Metacognizione e apprendimento, Il Mulino, Bologna.
Cresson (Rapporto 1995), Insegnare e apprendere. Verso la società della conoscitiva, Armando, Roma.
Dias B. (1995), Valutazione del potenziale di apprendimento: la prospettiva metacognitiva, in Albanese O., Doudin P:A: e Martin D. (a cura di), Metacognizione ed educazione, Franco Angeli,Milano.
Dixon-Krauss L. (a cura di, 1998), Vygotskij nella classe, Erickson, Trento.
Doudin P.A. (1990), L’esame dell’intelligenza del soggetto in difficoltà scolare in base a prove piagettiane: Aspetti strutturali, funzionali e internazionali: Ricerche di Psicologia, 3, pp. 69-99.
Dozza L. (1993), Il lavoro di gruppo tra relazione e conoscenza, La Nuova Italia, Firenze.
Dweck C. S. (2000), “Teorie del Sé”, Erickson, Trento.
Feuerstein R., Rand Y., Hoffman M.B., Miller R. (1980), Instrumental Enrichment; An Intervention for Cognitive Modifiability, University Park Press, Baltimore.
Flavell J.H. (1976), Metacognitive aspects of problem solving, in L.B. Resnick (a cura di), The nature of intelligence (pp. 231-235), Hillsdale, Laurence Erlbaum, New York.
Gagné R.M. (1970), The conditions of learning, Rinehart e Winston, New York.
Gardner H. (1987), Formae mentis. Saggio sulla pluralità dell’intelligenza, Feltrinelli, Milano.
Ianes D. (2001), Il bisogno di una “speciale normalità” per l’integrazione, in Difficoltà di apprendimento, vol. 7, n. 2, dicembre 2001, pp. 157-164, Erickson, Trento.
Johnson D. W. e Johnson R. T. (1975/1991), Learning together and alone: Cooperative, competitive and individualistic learning, Englewood Cliffs, Prentice-Hall, New York.
Johnson D. W., Johnson R. T. e Holubec E. J. (1996), Apprendimento cooperativo in classe, Erickson, Trento.
Kagan S. (1994), trad. it., L’apprendimento cooperativo: L’approccio strutturale, Edizioni lavoro, Roma, 2000.
Lewin K. (1936), Principles of topological psychology, Mc Graw, New York, trad.it. a cura di Ossicini A., Principi di Psicologia Topologica, Ediz. O.S., Firenze, 1961.
Mager R. F. (1972), trad. It. L’analisi degli obiettivi, Giunti & Lisciani, Teramo, 1976.
Miato L. (1994), La situazione di partenza, La Vita Scolastica n. 18, Giunti, Firenze, pp. 48-51.
Miato L. (1995), L’insegnante mediatore, L’educatore n. 14/15, Fabbri Milano.
Miato L. (1997,a), L’apprendimento cooperativo, in “L’Educatore”, N. 8/9, pp. 8-12, Fabbri Editori, Milano.
Miato L. (1997,b), Strategie da insegnare per l’apprendimento cooperativo/2, in “L’Educatore”, N. 10, pp. 9-15, Fabbri Editori, Milano.
Miato L. (2000), Decalogo per una scuola autonoma di qualità, Difficoltà di apprendimento n. 6/1, Erickson, Trento, pp. 9-24.
Moll L.C. (1990, a cura di), Vygotskij and education: Istructional implications and applications of sociohistorical psychology, Cambridge University Press, New York.
Sharan Y. & S. (1998), Gli alunni fanno ricerca. L’apprendimento in gruppi cooperativi, Erickson, Trento.
Stainback W e Stainback S. (1990), (a cura di, trad. it. ), La gestione avanzata dell’integrazione scolastica, Erickson, Trento, 1993.
Sternberg R. J. (1997), Le tre intelligenze, Erickson, Trento.
Sternberg R. J. (1996), Stili di pensiero, in Vianello R. e Cornoldi C., a cura di, Metacognizione, disturbi di apprendimento e handicap, Edizioni Junior, Bergamo.
Sternberg R. J. (1999), La freccia di cupido, Erickson, Trento.
Sullivan Palincsar A. e Brown A.L. (1989), Comprensione della lettura: insegnamento delle abilità di pensiero in un contesto di problem solving in gruppo, “Insegnare all’handicappato”, vol.3 n.2, pp. 103-114, Erickson, Trento.
Vianello R. e Tortello M. (a cura di), (2000), Esperienze di apprendimento cooperativo, Junior, Bergamo.
Vygotskij L. S. (1934), trad. it “Pensiero e linguaggio”, Giunti-Barbera, Firenze., 1966; Editori Laterza (traduzione integrale), Roma, 1990.
Vygotskij L. S. (1978), Mind in society: the development of higher psychological process (M. Cole, V John-Steiner, S. Scribner e E. Souberman, a cura di), Cambrigde, MA, Harvard University Press, trad. It. Storia dello sviluppo delle funzioni psichiche superiori e altri scritti, Giunti, Firenze, s.d.
Qui di seguito segnalo poche fonti che, sia alternando sguardo generale e approcci a tematiche specifiche, che grossomodo obbedendo al duplice criterio dell’aggiornamento e della sintesi, possono introdurre alle tematiche del digital learning.

Eccole in ordine sparso:
http://www.marcprensky.com/writing/Prensky%20-%20Digital%20Natives,%20Digital%20Immigrants%20-%20Part1.pdf (Articolo generale, breve ma interessante)
it.m.wikipedia.org/wiki/MUVE (pagina ben fatta)
http://www.glocus.it/wp-content/uploads/2014/06/Position_Paper_Glocus_Scuola2.0.pdf (articolo programmatico-istituzionale, per sbirciare possibili trend futuri)

Per una bibliografia più esaustiva e scolastica…

Andriessen JHE (2003), Working with Groupware, Understanding and Evaluating Collaboration Technology. Springer Verlag, New York.
Boyd D.M., Ellison N.B. (2007), Social Network Sites: Definition, History, and Scholarship. Journal of Computer-Mediated Communication, 13 (1), pp.210-230. on-line http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1083-6101.2007.00393.x/full
Bonaiuti G. (2006), E-learning 2.0 Il futuro dell’apprendimento in rete tra formale e informale. Trento, Edizioni Erickson
Bruner, J. (1997), La cultura dell’educazione. Milano, Feltrinelli
Downes, S. (2005), E-learning 2.0. ACM eLearn Magazine, Vol 2005 (10), p. 1, on-line http://www.downes.ca/post/31741
Fini, A. (2009), Il mondo 2.0 e la formazione. In: Fini, A. e Cicognini, M.E., a cura di (2009). Web 2.0 e social networking, nuovi paradigmi per la didattica, I Quaderni di Formare, Trento, Edizioni Erickson.
Morini G., Davoli P. (2010), Il Circolo Ermeneuico tra Tecnologia ed Educazione: Appunti per una Pedagogia delle Lavagne Interattiva Multimediali. In: Menabue L. and Santoro G. (Eds), New Trends in Science and Technology Education, Selected Papers. Clueb, Bologna. Vol 2 pp. 323-334.
Eklundh KS, Groth K, Hedman A, Lantz A, Rodriguez H, Sallnäs, (2003), The World Wide Web as a Social Infrastructure for Knowledge-Oriented Work. In: Herre van Oostendorp (ed) Cognition in a Digital World. Lawrence Erlbaum Associates, Mahwah (NJ), pp 97-126.
Galegher, J., Kraut, R.E. (1990), Computer-mediated Communication for Intellectual Teamwork: A Field Experiment in Group Writing. Proceedings of the Conference of Computer-Supported Cooperative Work 90, ACM Press, pp. 65-78.
Grudin, J. (1994), Groupware and Social Dynamics: Eight Challenges for Developers. Comm of the ACM 37:92-105.
Jacobs, G.M. et al. (1998), Feedback on student writing: taking the middle path. Journal of Second Language Writing, 7(3), 307-317.
Jonassen, D. et al (2008). What is meaningful learning? In D. Jonassen et al.(Eds).Meaningful learning with technology. 3rd Edtn. pp1-12. Pearson/Merrill Prentice Hall, N.J.
Kelly, B. (2008). Library 2.0 and information literacy: The tools. In P. Godwin & J. Parker (Eds.), Information literacy meets Library 2.0. London, Facet Publishing, pp. 19-35
Milani L. (1970), Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana. Milano, Mondadori.
Parigi L. (2011), Social Media. In Faggioli (a cura di): Tecnologie per la didattica, Ed. Apogeo.
Sharples, M. (ed.) (1993), Computer-supported collaborative writing. Springer-Verlag, Heidelberg/London.
Trentin, G. (2010), Verso un insegnamento 2.0. In G. Ellerani, M. Parricchi (eds) Ambienti innovativi per lo sviluppo professionale degli insegnanti, Ed. Angeli.
von Glasersfeld, E (2004), Constructivism, in W.E Craighead & C.B.Nemeroff, The Concise Corsini Encyclopedia of Psychology and Behavioral Science, John Wiley & Sons, pp. 219-220.
Wolz, U. et al. (1997), Computer-mediated Communication in Collaborative Educational Settings. Proceedings ITiCSE’97 Working Group Reports and Supplemental, ACM Press, pp. 51-69.

Ed ancora:

AUTO-EFFICACIA E SUCCESSO!!!!

Albert Bandura e l’auto-efficacia: brevi considerazioni sulle applicazioni in campo scolastico

di Francesco Giacca

***

Gli studi di Albert Bandura sulla nozione di “auto-efficacia” nutrono, ultimamente, di una grande attenzione, sia per le valide implicazioni scientifiche ricavate, sia per la ricettività del campo applicativo.
In ambito scolastico, gli alunni di tutti i gradi di scolarità si trovano a fronteggiare compiti di svariate difficoltà, sperimentando così il successo o l’insuccesso nella capacità di padroneggiarli o meno (Polàcek, 1995).
La nozione di auto-efficacia, si fonda sulla stima che l’individuo fa delle sue abilità di riuscire in un determinato compito.
Bandura (1977) ha distinto quattro “sorgenti” dell’auto-efficacia (self-efficacy): una previa esperienza di successo, esperienza vicaria (osservazione delle persone di successo), persuasione verbale e stati affettivi costruttivi.
Per questo autore, il fattore principale della formazione dell’auto-efficacia è costituito dal conseguimento di un esito positivo nell’attività intrapresa.
Inoltre, egli è convinto che l’auto-efficacia possa realizzarsi pienamente solo nel caso in cui il soggetto sia convinto che le sue abilità non sono degli attributi fissi, ma delle capacità in cui le destrezze cognitive, sociali, motivazionali e comportamentali, possono essere organizzate in vista delle specifiche finalità e quindi servire a numerosi scopi.
Bandura (1996), offre una conferma empirica di quanto affermato con i dati di un gruppo di alunni suddiviso in base alle abilità generali in bassi, medi e alti.
La sperimentazione consisteva nella risoluzione di un problema di matematica.
I risultati hanno evidenziato che gli alunni distinti per una alta auto-efficacia, erano coloro che ottenevano i migliori risultati, soprattutto quelli che rientravano nella categoria dalle basse abilità generali.
Bandura attribuisce questi risultati alle componenti dell’auto-efficacia (sforzo e perseveranza), che hanno compensato le modeste abilità degli alunni che hanno ottenuto i migliori punteggi.
Polàcek osserva che gli studenti sono continuamente sfidati dai vari compiti e sono posti di fronte alla decisione se affrontarli o meno e di stabilire quanto sforzo sarà necessario per portarli a termine.
Appare quindi evidente la correlazione esistente tra il costrutto dell’auto-efficacia e il rendimento scolastico a tutti i livelli della scolarità.
In uno studio del 1992, vengono presentati i dati di bambini della scola elementare, i quali erano già in grado di valutare la propria capacità di lettura.
Secondo gli autori, queste abilità di “autovalutazione” aumentano con l’età (Assor, Connell, 1992).
In altri termini, le valutazioni delle competenze scolastiche sono correlate in modo positivo e lineare con il futuro rendimento scolastico.
Persino una autovalutazione che non corrisponde affatto alla situazione del soggetto ha il suo significato, affermano Assor e Connell, in quanto in genere è correlata con il futuro esito.
Ad esempio, gli alunni che sopravvalutano le proprie capacità rendono meglio in seguito a scuola.
Ciò perché la sopravvalutazione delle proprie capacità determina un maggiore impegno, una motivazione interiorizzata e una capacità di superare gli ostacoli relativi al rendimento scolastico (Polàcek, 1995).
Anche Bandura (2000), ritiene che una irrealistica stima dell’auto-efficacia conduce spesso al successo, mentre il deprezzamento delle proprie abilità da parte del soggetto predice l’esito negativo.
Altri autori (Schunk, 1984, 1990; Saracoglu, 1989) si sono occupati del concetto di “auto-efficacia percepita”, ritenendola una variabile importante nel comportamento volto alla realizzazione di sé, soprattutto nel conseguimento dei successi scolastici, stabilendo una correlazione tra l’auto-efficacia di un gruppo di studenti americani con una autostima positiva.
Francesco Giacca
Bibliografia

Bandura, A. (1977): Social learning Theories, Englewood Cliffs, New Jersey, Prentice Hall.
Bandura, A. (a cura di ) (1996): Il senso di autoefficacia. Aspettative su di e azione, Erikson, Trento.
Bandura, A. (2000): L’autoefficacia. Teoria e applicazioni, Erikson, Trento.
Polàcek, K. (1993): L’auto-efficacia: un costrutto utile nell’educazione, in “Orientamenti Pedagogici”, n.40, pp. 267-280.
Polàcek, K. (1995): L’auto-efficacia: costrutto e utilizzazione, in “Orientamenti Pedagogici”, n.42, pp. 927-950.
Saracoglu, B., Minden, H., Wilchesky, M. (1989): The adjustment of students with learning disabilities to university adn its relationships to self-esteen and self-efficacy, in “Journal of learning disabilities”, 22, n.9.
Schunk, D.H. (1984): Self-efficacy perspective on achievement behavior, in “Educational Psychologist”, 19, 1, pp. 48-58.

Ed ancora: in questo breve articolo, Sternberg, Gardner, le “intelligenze multiple” e un po’ di bibliografia relativa al tema.

Tre risposte alla domanda: “Come organizzare i contenuti del blog”

Si tratta di una domanda che si può declinare, appunto, in tre modi, in tre ambiti, in tre direzioni di approfondimento:

Strategie di utilizzo di contenuti multimediali all’interno del blog. Opzioni:
LINK ESTERNO
Pro: mantiene il blog leggero, senza troppi contenuti che intasino la galleria
Contro: i contenuti esterni così linkati possono in ogni momento sparire, essere cancellati, spostati
CONTENUTO UPLOADATO NELLA GALLERY DEL BLOG
Pro: disponibilità e accessibilità del contenuto certa, fintanto che rimarrà nella gallery
Contro: intasamento gallery
LINK ESTERNO A CONTENUTO UPLOADATO SU UN CLOUD (memoria virtuale) PROPRIETARIO
Pro: mantiene il blog leggero, senza troppi contenuti che intasino la galleria
Pro: disponibilità e accessibilità del contenuto certa, fintanto che rimarrà nella gallery
Strategie di creazione di categorie e TAG
Suggerimento: utilizzare le categorie in modo pensato, progettato, abbastanza chiuso e controllato dall’amministratore; utilizzare i TAG in modo più libero, creativo e informale
Strategie di progettazione del blog, utilizzando pagine (qui e qui due articoli che chiariscono la differenza tra “pagina” e “articolo”), categorie e TAG in modo stratificato, tridimensionale, architetturale di quello strumento di per sé cronologico, bidimensionale, lineare che è appunto il blog.
Buona lettura.

Società 2.0: un blog, qualche link di lettura

Per chi legge l’inglese, un blog eccellente sugli aspetti educativo-culturali e sociali-generazionali dell’universo 2.0, curato da ricercatori di scienze sociali della London School of Economics e destinato a fare opinione, costruire discussione e riflessione, divulgare i temi più attuali. Ve lo segnalo tramite link ad alcuni articoli interessanti:

Qui, un articolo sulle sfide della genitorialità via web.

Qui…: fidarsi delle tecnologie “educational”?

Qui, il fenomeno degli UNBOXING videos… Non lo sospettavate, scommetto.

Qui, un punto sulla sicurezza dei siti di social networking per i bambini.

Qui, un articolo che parla di disabilità, ma che mostra l’utilità di tre punti discussi nel post per pensare il web come strumento per la didattica e l’educazione in generale:

  1. preparing for the uncertain path of their child’s individual growth
  2. developing contingency plans in light of a society largely unprepared for the needs of their child as an adult
  3. inevitability of technological advancement and its impact on their child’s life.

Buona lettura.